Workwear

Divise da lavoro:
come si scelgono

Una divisa sbagliata la riconosci dopo tre settimane: si è ristretta, si è ingrigita, o nessuno la vuole indossare. Ecco cosa guardare prima.

Vestire una squadra non è comprare magliette in quantità. Un capo da lavoro viene indossato otto ore al giorno, lavato molto più spesso di un capo normale e spesso a temperature che un capo normale non reggerebbe. Le scelte che contano sono tre: il tessuto, la vestibilità e — dove serve — la certificazione.

Prima domanda: è una divisa o è un dispositivo di protezione?

È la distinzione che cambia tutto, e va fatta subito.

Una divisa serve a riconoscere e a rappresentare: la scegli tu, secondo il gusto e l'immagine dell'azienda. Un DPI — dispositivo di protezione individuale — serve a proteggere da un rischio specifico: alta visibilità, calore, fiamma, taglio, agenti chimici. Non lo scegli secondo il gusto, lo scegli secondo la norma applicabile.

Se il lavoro comporta rischi, quali capi servano e con quali requisiti non lo decide il fornitore: lo stabilisce il documento di valutazione dei rischi dell'azienda, insieme al responsabile della sicurezza. Noi forniamo capi certificati quando la valutazione li richiede, ma la valutazione viene prima. Diffida di chi ti vende un DPI senza chiedertelo.

Ristorazione e bar

Qui il nemico è il lavaggio. Le divise di cucina e sala si lavano spessissimo, spesso ad alte temperature, e a volte in lavanderia industriale.

Sanità e benessere

Cantiere, industria e logistica

È il settore dove più spesso si entra nel campo dei DPI.

Retail, uffici, eventi

Qui il capo lavora sull'immagine più che sulla protezione, e le regole si avvicinano a quelle del merchandising: conta il percepito, la vestibilità e il fatto che la gente lo indossi volentieri. Polo, camicie e felpe con ricamo discreto sul petto funzionano quasi sempre.

Le tre cose che si sbagliano più spesso

  1. Ordinare senza provare. Le taglie cambiano da marca a marca. Un campione prima dell'ordine costa poco e evita di ritrovarsi con trenta capi che nessuno indossa.
  2. Scegliere solo sul prezzo del capo. Un capo che dura sei mesi e uno che dura tre anni non si confrontano sul prezzo d'acquisto, si confrontano sul costo all'anno.
  3. Non prevedere il ricambio. Chi lavora ha bisogno di più cambi. Ordinare il numero esatto di persone significa mandarli in giro con la divisa sporca il secondo giorno.

Nel catalogo trovi i capi da lavoro che teniamo, e nella pagina workwear come lavoriamo su una fornitura completa.

Domande frequenti

Che differenza c’è tra una divisa da lavoro e un DPI?

Una divisa serve a riconoscere e rappresentare l’azienda e la si sceglie liberamente. Un DPI, dispositivo di protezione individuale, serve a proteggere da un rischio specifico e deve rispettare la norma applicabile a quel rischio. Quali capi servano lo stabilisce il documento di valutazione dei rischi dell’azienda, non il fornitore.

Quale tessuto conviene per le divise da cucina?

Un misto cotone-poliestere. Il cotone puro è più piacevole al tatto ma si ritira e si sgualcisce con i lavaggi frequenti tipici della ristorazione, mentre il misto regge le alte temperature e non richiede stiratura.

Meglio ricamo o stampa sulle divise da lavoro?

Quasi sempre ricamo, perché regge i lavaggi frequenti e ad alta temperatura che le divise subiscono, dove una stampa tenderebbe a cedere. Su capi certificati la personalizzazione va comunque eseguita seguendo le indicazioni del produttore, per non comprometterne la certificazione.

Quanti capi ordinare per ogni persona?

Più di uno. Chi indossa la divisa tutti i giorni ha bisogno di cambi durante la settimana: ordinare il numero esatto delle persone significa avere personale con la divisa sporca già dal secondo giorno. Il numero di ricambi dipende da quanto spesso si può lavare.

Vuoi un preventivo su misura?

Dicci capo, quantità, grafica e quando ti serve. Rispondiamo con un numero completo, che non cambia in corsa. Il minimo è di 10 pezzi in totale.

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